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Informazioni turistiche della Provincia di Fermo
Da Visitare: Arte, Storia, Cultura nella Provincia di Fermo
Profilo dell'area
Istituita nel 2004 (con legge n. 147 dell’11 giugno 2004) e ora operativa, con lo svolgimento delle elezioni provinciali del 2009,
la nuova provincia di Fermo è stata scorporata dal territorio della
provincia di Ascoli Piceno;
da quest’ultima la separa, a sud,
il fiume Aso, mentre a nord il fiume Chienti funge da confine naturale con la
provincia di Macerata.
Il fermano comprende 40 comuni,
una popolazione di circa 170 000 abitanti e una superficie di 860 kmq. In una manciata di chilometri, la nuova provincia mette
a disposizione dei visitatori che la percorrono un’offerta davvero ampia e variegata: spiagge, colline, montagne e una moltitudine di piccoli centri
dal passato inaspettatamente ricco di storia e arte. Se poi si ha la ventura di capitarci durante uno di quegli spettacoli folcloristici o di quelle
manifestazioni di rievocazione di antiche tradizioni popolari che frequentemente vi si tengono, la sensazione di aver compiuto un tuffo nel passato è completa.
In mancanza di una delimitazione geografica precisa – fatto salvo, verso nord, il confine provinciale con Macerata, che corre grosso modo lungo il Chienti -,
i confini del fermano sono piuttosto sfumati e poggiano su situazioni storiche – ovvero l’influsso politico e culturale che la città di Fermo ha saputo
esercitare nei secoli sul territorio limitrofo – piuttosto che su ragioni geografiche.
Approssimativamente si può considerare pertinente l’area delimitata a nord, come s’è detto, dal corso del Chienti e a sud da quello dell’Aso e che si
spinge verso occidenti fino alla pendici dei monti Sibillini. Fino a 4-5 milioni di anni fa tale territorio era coperto dal mare, come suggerisce la
presenza di fossili ittici presenti sul Monte Falcone e della suggestiva rupe alta più di 200 m di
Montefalcone Appennino.
Oggi lo solcano due fiumi,
il Tenna (62 km) e l’Aso (75 km), che nel tempo hanno scavato lungo il loro breve tragitto dai Sibillini all’Adriatico le due valli omonime.
Il paesaggio si presenta nel complesso estremamente vario, così come le condizioni climatiche e le conformazioni geomorfologiche. Risalendo dal
mare verso l’interno si passa dalle sabbie e ghiaie del litorale , alle argille e alle marne delle colline fino alle arenarie e ai calcari delle montagne.
La flora e la fauna hanno risentito della progressiva antropizzazione del territorio, ma fortunatamente permangono aree dove gli habitat naturali originari
sono ancora ben conservati. I fondovalle, resi fertili dalla ricchezza d’acqua, sono coltivati a vigneti disposti in ordinari filari o a frutteti dalle
splendide fioriture – vi cresce tra l’altro un tipo di pesca assai pregiata. A mano mano che ci si alza sui crinali, invece, la vista di apre su una distesa
dolce e armoniosa di colli lungo i cui declivi si distinguono gli appezzamenti assegnati alla alle diverse colture, risultato di un secolare lavoro di
sfruttamento agricolo del territorio. Soltanto nella zona più meridionale, nei terreni argillosi risalenti al Plio-pleistocene, numerosi corsi d’acqua
dal corso breve e incostante hanno scavato grotte e avvallamenti, visibili anche a distanza nelle falesie, che anticipano il paesaggio dei calanchi dell’Ascolano.
Le colline che digradano verso l’Adriatico – dove l’azzurro del cielo si fonde con il mare -, le case coloniche sparse qua e là, la vegetazione ricca di querce,
i cipressi, carpini, pioppi e olmi, l’alternanza di coltivazioni e di colori contribuiscono a creare un paesaggio che suggerisce armonie rinascimentali.
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Il territorio
Mare, collina e monti a pochi chilometri di distanza. E poi centri ricchi di storia e arte, piccoli borghi recuperati,
antiche tradizioni che rivivono i spettacoli folcloristici e sentite manifestazioni popolari. Un viaggio nel territorio
fermano sembra riassumere tanti motivi che formano il fascino dell’intera regione, dalle spiagge di sabbia fine ai paesaggi alpini dei monti Sibillini,
dalle nobili architetture cittadine, alla grazia discreta di tanti piccoli paesi sulle cime dei colli.
Partito da Fermo, l’itinerario proposto imbocca in direzione mare la statale 210 Fermana Farleriense, che segue il fondovalle del fiume Tenna.
Dopo soli km 4 l’abbandona per salire a
Sant’Elpidio a Mare
e scendere quindi a
Porto Sant’Elpidio.
Segue poi l’Adriatica in
direzione sud, entrando a
Lido di Fermo;
solo 2 km separano l’abitato da
Porto San Giorgio,
frequentato centro di turismo estivo.
A
Pedaso,
località balneare e di produzione ortofrutticola, l’itinerario abbandona la costa per raggiungere
Montefiore dell’Aso,
nella
provincia di Ascoli Piceno,
e
Monterubbiano.
Visitato il vicino
Moresco,
pochi chilometri a est, la strada corre panoramica scendendo
nella valle dell’Ete Vivo e risalendo l’opposto versante per avvicinarsi nuovamente a Fermo. Il secondo ramo dell’itinerario risale la valle
del fiume Tenna lungo la statale 210 fino a
Servigliano.
Dagli scavi di
Faleria,
prima di Servigliano, si propone una deviazione:
la strada che si stacca dal fondovalle conduce in km 4.4 a
Farlerone;
da qui si raggiungono
Montegiorgio;
e , in altri 8.5,
Massa Fermana.
Molte le strutture ricettive per accogliere e rendere gradevole il soggiorno nel territorio fermano; dagli
agriturismi
immersi nel verde delle colline che scendono a valle
agli accoglienti
Bed and Breakfast
e
Hotel
gestiti dalla cordialità locale,
ristoranti
specializzati per le delizie del palato alla riscoperta della tradizione contadina e marinara locale.
Come non parlare degli innumerovoli
calzaturifici
e dei loro
outlet,
famosi in tutto il mondo per eleganza e stile senza omettere il prestigioso distretto di Montappone famoso per la produzione di
cappelli.
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Tracce romane a Fermo
Antica colonia romana, Fermo è pittorescamente disposta attorno al colle Girfalco , dominata dalla mole
dell’imponente duomo . Già sede dell’Acropoli romano-Picena , il vasto piazzale ombreggiato sul quale si
affaccia l’edificio religioso regala un panorama spettacolare, che spazia dal mare alle cime dei monti
Sibillini.
Il centro storico, con i suoi cerchi e gironi tipicamente medioevali, è costellato da palazzi quattrocenteschi e
edifici rinascimentali, tra i quali è bello gironzolare senza meta. Il cuore della città e piazza del popolo,
col cinquecentesco
palazzo dei Priori , sede della pinacoteca civica, che conserva un’ Adorazione dei pastori di
Rubens , e della seicentesca
Sala del Mappamondo .
La piazza è lo sfondo scenografico del caratteristico Palio dell’assunta
che si tiene ogni anno il giorno di Ferragosto a pochi passi il teatro dell’Aquila, uno dei palcoscenici storici più belli
delle Marche, inaugurato alla fine del settecento, e
le cisterne romane,
vasto complesso sotterraneo (il più grande in Italia)
formato da 30 ambienti comunicanti realizzati nel 40 d.C. per raccogliere e depurare l’acqua piovana e proveniente dalle sorgenti
destinate al consumo. Villa Vitali e sete dei diversi musei della città. Il museo di scienze naturali conserva circa 500 campioni
di uccelli. Nel museo della meteorite è esposta la meteorite ritrovato nella campagna romana nel 1996,1 dei rari reperti trovati in Italia.
Museo polare illustra Flora fauna polare, conserva oggetti d’uso quotidiano degli eschimesi e attrezzature e strumentazioni
utilizzate nelle spedizioni al Polo Nord. Nel museo della pipa è esposta una collezione di quasi cinquecento pipe.
Tra Luglio e Ferragosto, fermo celebra la cavalcata dell’Assunta , corsa al galoppo lungo la via del mare che faceva
parte delle manifestazioni con le quali fin dal 1182, si onorava la patrona Maria assunta in cielo. L’evento centrale,
che si svolge ogni anno il 15 agosto, vede la partecipazione delle 10 contrade ed è preceduto da un corteo storico con 650 figuranti.
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Il museo antropogeografico di Amandola
Gli artigiani di
Amandola
sono noti per la loro abilità nella lavorazione del legno e nel restauro dei mobili antichi.
È piacevole ammirare le loro botteghe, nel centro storico medioevale, ma è ancora più interessante visitare il museo
antropogeografico , al cui interno è possibile conoscere nei minimi dettagli tutti gli aspetti del Parco nazionale dei
monti sibillini un percorso per immagini e testi conduce il visitatore alla scoperta di vari ambienti, della flora,
della fauna, delle leggende, dell’arte, della storia e della cultura popolare. Tra gli altri monumenti di Amandola
spiccano l’ottocentesco teatro La fenice, antico torrione del podestà e, poco lontano da centro, il ponte
romanico-gotico sul fiume Tenna , costruite lungo l’antica via di accesso all’abitato. Chiuso gli autoveicoli,
costituisce una successiva menta per una breve rilassante passeggiata fuori dall’abitato, per osservare da vicino
l’ambiente fluviale, con gli animali e piante tipici di questi luoghi come l’ acacia , il gelso e il salice.
La penultima domenica di agosto ad Amandola si svolge la processione delle canestrelle . Gli abitanti, indossando
abiti storici, portano al beato Antonio, patrono della città le cui spoglie sono conservate nella chiesa di
sant’Agostino, dei covoni e dei piccoli canestri (le canestrelle) colmi di chicchi di grano.
Il gesto vuole essere un ringraziamento alla divina provvidenza per l’abbondanza del raccolto ed è
accompagnato da una mostra di tutte le attività artigianali e dei prodotti tipici del territorio.
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Il santuario romano di Monterinaldo
Il piccolo borgo di
Monterinaldo,
con il bel centro storico nato da un antico insediamento franco-longobardo,
ha recentemente riservato una piacevole sorpresa gli archeologi. Qui è stato infatti scoperto un santuario in
stile ellenista, costruito dai romani nel 268 a.C. è venuto alla luce solo alla fine degli anni 60.
Il complesso, aperto al pubblico ma ancora in fase di scavo, era un importante punto d’incontro delle
popolazioni locali disseminate sul territorio intorno a esso fioriscono molte ville romane.
Oggi si possono ammirare un portico lungo in origine circa 70 m, costituito da un muro a grossi
blocchi di tufo e da una duplice fila di colonne di ordine ionico-italico sempre di tufo, e il
tempio suo alto podio, circondato da una platea fortificata, in tuffo, che reca i segni di due falsi
progressivo allargamento e tracce di incendio. Queste fanno pensare a una possibile distruzione del
sito avvenuta durante le vicende della guerra sociale, che fu aspramente combattuta, anche in suolo
Piceno , dal 91 all’88 a.C. e che vide confrontarsi Roma e i Municipia italici fino ad allora alleati dei romani.
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Il ghetto ebraico di Monterubbiano
Monterubbiano,
suggestivo paese che sorge su una collina con panorami che spaziano dal mare Adriatico ai monti sibillini,
conserva ancora l’antico ghetto ebraico. Conosciuta come le spiagge, in quanto investita dai raggi solari per gran parte
del giorno, la zona ha ospitato, fin dal 13º secolo, una delle più importanti comunità ebraiche del fermano. Le attività
esercitate dagli ebrei di Monterubbiano erano la manifattura tessile e la concia delle pelli, anche se successivamente
si trasformarono in parte inabili banchieri e usurari. Oggi la comunità è praticamente scomparsa ma sono ancora
riconoscibili i resti dell’antica sinagoga, le abitazioni e le botteghe, un tempo tutte collegate tra loro.
La cittadina è ancora quasi completamente circondata dalle mura Castellane, che invitano i turisti a un bellissimo
percorso dove si possono ammirare le tre porte di accesso. Da vedere anche l’importante polo culturale San
Francesco con il museo storico archeologico, dedicato ai ritrovamenti archeologici avvenuti tra la fine
dell’ottocento inizi del novecento Monterubbiano, un centro di educazione ambientale, nato per valorizzare
le qualità ambientali del territorio, e un orto botanico. La visita al paese si può concludere nel verde
giardino dedicato a di
Giacomo Leopardi
chiamato Parco di San Rocco, in quanto, in passato, ospitava la
chiesa di San Rocco o distrutta nel periodo delle invasioni barbariche, da dove si scorgono immensi
panorami e si respira aria purissima .Il sabato , domenica e martedì di Pentecoste Monterubbiano ricorda
l’antico viaggio dei Sabini, che, secondo il rito del Ver Sacrum , la primavera sacra, si stabilirono nel
Piceno seguendo solo di un picchio, uccello sacro a Marte . È questa l’antichissima origine delle celebrazioni
di Sciò La Pica , alla quale si affianca quella medioevale dell’armata di Pentecoste. La tradizione vuole infatti
che il giorno di Pentecoste il territorio di Monterubbiano, per intercessione della Madonna del soccorso, venisse
liberato dal tiranno. Per ricordare l’evento si svolge da splendidi costumi medioevali, con la cerimonia dell’offerta
dei ceri alla vergine da parte delle quattro corporazioni della città. Nel pomeriggio queste ultime si esibiscono in
un appassionante torneo cavalleresco in cui i quattro cavalieri si sfidano abilmente in una giostra all’anello.
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Il castello di Moresco
È imponente il castello di
Moresco,
costruito a guardia della sottostante valle dell’ Aso e a
protezione dell’antico borgo, ancora oggi completamente chiuso all’interno delle mura.
Il grande maniero, a forma triangolare con al vertice l’imponente torre eptagonale del 12º secolo,
è particolarmente affascinante con le sue strette vie, la piazza con il portico, gli affreschi e
gli antichi edifici perfettamente conservati, quasi potessero apparire da un momento all’altro cavalieri,
dame e uomini d’armi . Un’altra torre, detta dell’orologio, sovrasta la vecchia porta di accesso al
castello ed affiancata da un’elegante portico cinquecentesco. La terza torre non esiste più, così come la
chiesa di Santa Maria in Castro che si trovava all’interno delle mura e di cui rimane oggi solo la navata sarà che
abbellisce la piazza, con l’affresco superstite della Madonna con bambino di Vincenzo Pagani. Da visitare anche la
piccola pinacoteca ospitata nel bel palazzo comunale, dove sono conservate opere provenienti da chiese e collezioni
private, prima tra tutte una grande pala d’altare di Vincenzo Pagani, che il piccolo teatro di Santa Sofia: una ex
chiesa con all’interno un affresco del quattrocento. Fuori dalle mura vale la pena entrare nella chiesa della Madonna
dell’olmo che protegge al suo interno un’edicola affrescata del Pagani, che la divide in modo inconsueto e originale in due.
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I tre archi di Petritoli
Posto sopra una ridente collina che domina la vallata dell’ Aso ,
Petritoli
offre al visitatore uno stupendo panorama
che spazia dai monti sibillini alla costa adriatica. Passeggiando per il centro storico si incontra piazza Rocca , dominata
dalla maestosa torre civica (alta oltre 40 m), dalla quale è possibile ammirare una veduta da mozzare il fiato. Sull’ampio
piazzale si apre anche lo studio del pittore Franco Tizi , uno dei più noti maestri del colore in Italia. Da non perdere una
sosta ai tre Archi in stile neogotico che si trovano, suggestivamente illuminati nelle ore serali, incastonati tra due antichi
bastioni quattrocenteschi, anche se la loro edificazione risale nella seconda metà dell’ottocento. Proseguendo la visita a lungo
via del teatro, via dei muraglioni e la strada detta Sotto Ripa si ammirano, oltre a un suggestivo scorcio sulla Valdaso , i resti
delle antiche mura con la sopravvissuta porta quattrocentesca all’inizio del borgo vecchio. Un altro gioiello di Petritoli è il teatro
comunale dell’Iride , risalente alla seconda metà dell’ottocento, che da un lato una pianta a U ricorda i modelli settecenteschi, dall’altro
con le sue eleganti forme e le sue pregiate decorazioni tratte dal repertorio classico si colloca tra i più raffinati esempi di teatri storici
delle Marche. Nella seconda domenica di luglio si tiene a Petritoli la festa delle Cove , che ha origine dalla volontà di offrire alla Madonna
un tributo di grano per ringraziarla del buon raccolto lungo le vie del paese aggruppate con mazzetti del prezioso cereale sfilano i carri fatti i
con covoni di grano allestiti dalle varie contrade temi inerenti alla storia del grano, dalla semina alla cottura del pane.
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Villa Bonaparte a Porto San Giorgio
Il mare e la spiaggia si sono giudicate ben nove bandiere blu della comunità europea, ma a fare bello
Porto San Giorgio
sono soprattutto la rocca duecentesca, a forma di quadrilatero con mastio di torri e merli
guelfi e sede di manifestazioni culturali teatrali, e le numerose ville, tra le quali villa Bonaparte.
Costruita su richiesta del fratello di Napoleone, Girolamo Bonaparte, che soggiornò a porto San Giorgio
tra il 1829 e il 1832, venne realizzata in stile neoclassico e dedicata alla sorella minore Caterina.
La costruzione presenta ancora oggi nella facciata esterna decorazioni con bassorilievi e altorilievi di
trofei d’armi ed è circondata da un parco di notevoli dimensioni. All’interno le istanze pregevolmente affrescate,
ospitano numerosi mobili in stile impero dell’epoca, posati su un pavimento in graniglia che presenta decorazioni a mosaico.
Oltre alle altre ville in stile liberty , porto S. Giorgio propone al visitatore il teatro Vittorio Emanuele II, inaugurato nel 1816,
con il sipario storico raffigurante l’ingresso del re nella piazza principale della cittadina, e il porto turistico-peschereccio,
il più grande approdo da diporto dell’Adriatico. L’ultima settimana di luglio si celebra la festa del mare, dove vengono eseguite
in una padella gigante spettacolari fritture di quintali di calamaretti.
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Il cappellone di Santa Vittoria in Matenano
Fondata nell’890 dai monaci della pazzia di Farfa e protetta dall’imperatore Carlo Magno,
Santa Vittoria
è dominata dal complesso del cappellone, posto sulla vetta del monte Matenano .
Qui si trovano i resti della Chiesa e del monastero farfense al cui interno si incontra la cappella
degli Innocenti, dove sono conservati stupendi affreschi quattrocenteschi attribuiti, secondo studi
recenti, a fra’ Marino Angeli . Il centro storico del paese conserva l’antico tracciato medioevale e le
caratteristiche costruzioni in mattoni, come il cinquecentesco palazzo monti, l’elegante palazzo Conti della Torre,
la caratteristica torre dell’abate Odorisio del 1235, la chiesa di Sant’Agostino con l’annesso ex convento, e il
piccolissimo teatro del Leone, costruito nel secolo scorso e riportato recentemente alla luce, dopo alcuni incidenti.
Da non perdere, infine, una visita alla chiesa della Madonna degli Angeli, in prossimità della famosa Fonte del Latte.
Tutti gli anni alla fine di agosto, Santa Vittoria torna a rivivere gli anni del medioevo grazie a una rievocazione storica
molto particolare, che prevede l’allestimento di un banchetto in costume lungo il corso centrale.
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